Ferragosto a Genova

In Italia si muore di lavoro, di miseria, di razzismo e di tagli ai servizi sociali, come in questo caso. Noi sappiamo chi sono i responsabili e non abbiamo paura di puntare il dito. Questa terribile tragedia è la conseguenza di politiche portate avanti da chi preferisce insistere sulla necessità di armamenti bellici all’avanguardia, su inutili e faraoniche Grandi Opere, sulla “sicurezza” intesa in senso esclusivo come controllo, emarginazione ed oppressione sociale…e nel frattempo i ponti si spezzano come grissini, la gente comune muore sotto chili di macerie, e i politici si riempiono la bocca di falsi proclami di cordoglio. Scegliere da che parte stare è più che mai necessario. (cit.S.D.)

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Lo specchietto dell’integralismo laico

Citazione

via Lo specchietto dell’integralismo laico

“…“Il clericale pretende rispetto per sé in base al principio liberale, salvo reprimerlo negli altri in base al principio clericale”
Ciò andrebbe tenuto a mente ogni qual volta un prete o un guru si appella ai principi liberali. Infatti, se ritiene necessario farlo è molto probabile che siano proprio quei principi che egli sta mettendo in pericolo. Altrimenti, nessun culto è a rischio in una società laica. …”

Sul culto della personalità: Stalin e Charms

La dimora del tempo sospeso

In un tempo in cui sorgono spontanei interrogativi su quali risorse abbia il linguaggio per smascherare la menzogna del potere – se esista una logica, una parola capace di scardinare l’assurdità della manipolazione dei fatti – diventa necessario più che mai ascoltare la voce di chi ha saputo decostruire il linguaggio del tiranno per tentare di demolirlo, al costo della propria vita.
Riporto in traduzione dal russo il recente articolo dello scrittore Vladimir J. Aleksandrov sul linguaggio di Daniil Charms. Il testo è tratto dal sito https://artifex.ru e si colloca all’interno di un’ampia serie di riflessioni dedicate alla patafisica(1).
Pur estrapolato dal contesto originario e privato dei rimandi ai testi che lo precedono, l’articolo mi è parso attuale anche per il lettore italiano. (Elena Corsino)

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I prigionieri delle fabbriche

Il 21 maggio del 2014 Maria Baratto, operaia di 47 anni, si uccide nel piccolo appartamento in cui vive da sola ad Acerra, colpendosi più volte con un coltello all’addome. Il suo corpo rimane riverso sul pavimento per quattro giorni. Nessuno la cerca, nessuno la chiama. Sono i vicini a dare l’allarme, insospettiti dall’odore sempre più acre che proviene dall’abitazione.

Maria Baratto è in cassa integrazione da sei anni, vive con 800 euro al mese. Ma non è una cassintegrata qualunque. Maria è una dei 316 lavoratori spediti dalla Fiat nel reparto confino dell’interporto di Nola, un capannone desolato a venti chilometri dallo stabilimento di Pomigliano d’Arco, totalmente slegato dal cuore della produzione. A partire dalla fine del 2008, qui sono stati trasferiti tutti quegli operai che per militanza sindacale o per “ridotte capacità lavorative” (cioè anche quando malati) non reggevano o non volevano reggere i ritmi della innovazione tecnologica.

Maila Iacovelli, fotografa
Alessandro Leogrande, giornalista e scrittore
Fabio Zayed, fotografo
un articolo da “Internazionale” del 27 ottobre 2014

https://www.internazionale.it/reportage/maila-iacovelli/2014/10/27/reparti-confino-in-italia-9

1977, nascita del carcere di annientamento; le carceri “speciali”, la legalizzazione della “tortura”

“…Quarantuno anni fa, la notte tra il 16 e il 17 luglio 1977, in grande segretezza e con ampio spiegamento di forze e mezzi, con largo uso di elicotteri, parte l’“operazione camoscio”, questo il nome in codice del ministero. Da allora per “circuito dei camosci” si intende l’insieme delle “carceri speciali”. In quella notte vengono trasferiti nelle prime carceri speciali allestite. alcune centinaia di compagni e proletari detenuti combattivi, soprattutto quelli che avevano organizzato o partecipato a rivolte, evasioni e proteste nel ciclo di lotte precedente, ed anche quelli che avevano rapporti con l’esterno, col movimento. …”

contromaelstrom

Quarantuno anni fa, la notte tra il 16 e il 17 luglio 1977, in grande segretezza e con ampio spiegamento di forze e mezzi, con largo uso di elicotteri, parte l’“operazione camoscio”, questo il nome in codice del ministero. Da allora per “circuito dei camosci” si intende l’insieme delle “carceri speciali”. In quella notte vengono trasferiti nelle prime carceri speciali allestite. alcune centinaia di compagni e proletari detenuti combattivi, soprattutto quelli che avevano organizzato o partecipato a rivolte, evasioni e proteste nel ciclo di lotte precedente, ed anche quelli che avevano rapporti con l’esterno, col movimento.

Con l’istituzione delle Carceri Speciali il sistema carcerario italiano abbandona il carattere “unitario” (anche se differenze notevoli ci sono sempre state tra carcere e carcere, ma solo di fatto, non di norme diverse) che garantiva, almeno nella forma normativa, il rispetto del dettato costituzionale del carcere come percorso di…

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PER IL CAPITALE LA PACCHIA NON FINISCE MAI — Sebastiano Isaia

Colpa e punizione «È difficile scrivere di Soumayla Sacko. Martire perché nero, ucciso da un bianco. Martire perché sindacalista, difensore dei miserabili di San Ferdinando, dalle parti di Rosarno e Gioia Tauro. Martire speciale perché abbattuto come un cinghiale a San Calogero, e San Calogero in Agrigento è raffigurato nero, il santo eremita nero. Martire […]

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